Palazzo Grimani

Palazzo Grimani dal 1881 è sede della Corte d'Appello di Venezia; nel 1997 una parte degli uffici venne trasferita a Palazzo Corner Contarini di Cavalli al di là del Rio di San Luca.

E’ sede anche della Procura Generale della Repubblica. Il Palazzo è di proprietà del Demanio dal 1816: alla caduta della Repubblica di Venezia, fu acquistato dal governo austriaco che lo destinò a sede della Direzione generale delle Poste Venete.

In tale occasione vennero sostituiti gli arredi, scalpellati gli stucchi, coperte le travature di molte stanze con soffitti d'arelle e asportati alcuni camini.

Furono tolte le estetiche irregolarità dell'atrio e della sala, nascoste le bussole e  la continuità dell'androne a causa della passerella congiungente gli ammezzati.

Anche i grandiosi fori della facciata, sul Canal Grande, vennero internamente ristretti con diminuito risalto dei vuoti sui pieni.

Il Palazzo, alla cui facciata un recente intervento di restauro ad opera della Soprintendenza ai beni architettonici del Veneto ha tolto la patina bruna, si affaccia maestoso sul Canal Grande.

John Ruskin nel suo “Le pietre di Venezia”, così ne parla “Il palazzo più importante nella parte centrale del Canal Grande è la Casa Grimani”
(pag. 125) 
“Di tutti gli edifici di Venezia, posteriori alle ultime aggiunte del Palazzo Ducale, il più nobile è la Casa Grimani: Questi è costituito da tre piani di ordine corinzio, ed è a un tempo semplice, delicato, sublime e di proporzioni così colossali che gli stessi palazzi sulla sua destra e sulla sinistra, anch'essi a tre piani, arrivano solo al suo primo marcapiano. Né la finezza dei particolari appare meno notevole delle proporzioni. Non una linea in qualche modo errata, non un rapporto sbagliato: l'estrema raffinatezza d'intaglio conferisce un senso di leggerezza agli immensi  blocchi marmorei che compongono, con la loro unione perfetta, il nobile prospetto. Sobria e delicata la decorazione. Il primo piano, che impiega pilastri invece che colonne, è più semplice degli altri, ma i capitelli sono ricchi di fogliame e le colonne di delicate scanalature. Il resto della parete è liscio e contrasta con le con le modanature,   ora aggettanti e ora profonde, tanto che le colonne sembrano cristalli di berillio su di un blocco di quarzo.

Questo palazzo costituisce il prototipo degli edifici civili veneziani ed è uno dei migliori di tutta Europa nel periodo di mezzo dell'architettura rinascimentale.....A questa scuola do il nome di Rinascimento romano perché è fondata sui principi dell'architettura di Roma nel suo periodo più bello” (Pag. 266).

L'edificio di pianta trapezoidale ha quattro ingressi due per via terra tramite il cortile oppure dalla calletta laterale attraverso un piccolo accesso e due dall'acqua, uno dal Canal Grande, l'altro dal Rio di San Luca.

Ammirando la facciata sul Canal Grande si osservano dunque tre ordini corinzi, con forme architettoniche poderose che fanno da cornice ad immensi fori.

Un elegante poggiolo, che percorre l'intera facciata, divide l'ordine inferiore a lesene dal piano nobile a colonne, a sua volta separato dall'ultimo piano per mezzo di un robusto marcapiano, mentre sopra l'attico incombe una grave cornice.

L'alta porta arcuata, sulla gradinata verso il Canal Grande, ha ai lati due accessi minori come nell'arco romano di trionfo e, in ciascun piano superiore si aprono tre ampie finestre a tutto sesto, la mediana fiancheggiata da vani rettangolari.

Se il triplice ingresso appare disgiunto dalle finestre laterali del pianterreno e dell'ammezzato per effetto di doppie lesene, nel piano superiore le colonne abbinate segnano il lieve distacco delle trifore centrali dalle finestre laterali arcuate.

Sopra l'arco del portale sul Canal Grande sono scolpite le Vittorie di Alessandro Vittoria, mentre negli archi delle finestre sono incuneate teste umane.

Il prospetto verso terra è formato da un alto portale di grandi dimensioni che non risultano in alcun altro edificio civile di Venezia, nonché da una gran trifora sovrapposta, ornata di poggiolo e da altra minore nel secondo piano.

L'edificio è rivestito di pietra d'Istria, ha una struttura colossale, con un accentuato classicismo che si ritrova nelle greche del basamento, nelle sculture del portale, nei balaustri, dagli ornati e volute dei capitelli, nei Mascheroni e nelle serraglie degli archi.

Il progetto è dell'architetto veronese, costruttore di fortezze, Michele Sanmicheli che, quando il Procuratore di San Marco Girolamo Grimani, dopo la metà del '500, gli commissionò la fastosa dimora, aveva già eretto a Verona le mura e le porte Nuova, di S.Zeno e del Palio, un ponte sull'Adige, la cupola e il campanile di S.Giorgio e i palazzi Canossa e Bevilacqua.

La leggenda narra che il palazzo venne costruito per ottemperare ad un pegno d'amore: un Tiepolo aveva negato la mano di una propria figlia ad un Grimani perché non possedeva un palazzo sul Canal Grande, così il Grimani fece erigere un palazzo con le finestre più grandi del portone di casa Tiepolo, che sorge di fronte, sull'altra sponda del Canal Grande.

L'area da edificare fu acquistata dal Grimani con atto 31 marzo 1556 del notaio Marc'Antonio Cavanis, per il prezzo di 9000 ducati dai fratelli Bertuccio e Marino Contarini.

La demolizione dell’edificio preesistente, l'asporto dei materiali inutili, il consolidamento delle fondazioni e la scultura delle pietre richiesero molto tempo, e il Sanmicheli nel 1559, a 74 anni, morì lasciando la fabbrica non molto elevata dal suolo.

Il Grimani seguì i lavori sino al 1561, quando si rivolse a Gian Giacomo de Grigi - figlio dell'architetto Guglielmo detto Bergamasco – per completare la fabbrica iniziata, come si legge nell'atto 2 ottobre 1567 del notaio Marc'Antonio Cavanis.

Inizialmente l'incarico aveva per oggetto il completamento dell'edificio, costituito, oltre che dal pianterreno con ammezzato, del solo piano nobile con soffitta, ma poco dopo il compito venne ampliato con l'incarico di erigere anche il secondo piano.

Il Grimani morì nel maggio del 1570, e con testamento 4 dicembre 1568 aveva nominato eredi i due figli Marino -che poi fu doge- ed Almorò. In quell'anno il palazzo era sostanzialmente edificato.

I due fratelli Grimani, dopo la morte del De Grigi, avvenuta nel 1572, si rivolsero per le opere di completamento e per la decorazione del Palazzo all'architetto Giovanni Antonio Rusconi, ideatore col Palladio della decorazione della Sala delle Quattro Porte e dell'Anticollegio, e Vincenzo Scamozzi, autore del mausoleo al doge Marino Grimani e alla dogaressa, in San Giuseppe, probabile disegnatore dei superstiti monumentali camini dell'ammezzato e del secondo piano.

Il Palazzo ebbe il periodo di maggior fasto durante il dogato che durò dal 26 aprile 1595, fino al 1605. Nel 1596 furono lussuosamente  ospitati i Duchi di Mantova, e in loro onore venne data una sontuosa festa. Il 4 maggio 1597 vi fu la solenne incoronazione di Morosina Morosini, moglie del Doge Marino Grimani. Approdò al palazzo il bucintoro e le peate ducali coi Consiglieri, con altri nobili Pregadi e il Cancellier grande.

Nel palazzo alloggiò nel 1625 Ladislao VII, figlio di Sigismondo III re di Polonia. I Grimani abitavano il piano nobile.

Già il Doge, trasferendosi nel palazzo ducale, l'aveva concesso al fratello Almorò, locando il secondo piano dapprima a Francesco Tiepolo, poi a Sebastiano Nani, per 350 ducati annui.

Più tardi lo stesso piano superiore venne affittato, nella seconda metà del seicento, a tal Bernardo Donato, per 410 ducati annui e all’inizio del
settecento ai N.H. Costanzo e fratelli Arnaldi per 310, e più tardi a un conte de Vilio, per 300.

Seguì il declino di questa famiglia patrizia, che con preliminare 27 novembre 1816, confermato poi il rogito 26 agosto 1818, del notaio Piero Occioni vendettero il sontuoso edificio allo Stato austriaco, con i mobili e gran parte delle opere d'arte che vi erano contenute.

Tra queste il grande quadro di Andrea Vicentino che rappresenta la Dogaressa mentre scende al molo per recarsi in Palazzo Ducale conservato nel Museo Civico Correr.

Fonti:

Progetto di restauro Arch. Michele Rizzon – Arch. Pierluigi Polimeni – Ing. Giovanni Crozzolin (anno 1992?) basato su indagini storiche e sulle pubblicazioni di Giacomo Boscheri “Il Palazzo Grimani a S. Luca”, Vincenzo Fontana (C.N.R.) “Costruire a Venezia nel Cinquecento, progetto, materiali, cantiere e teoria in Palazzo Grimani a S. Luca”, Elena Bassi “Palazzi di Venezia”;

Lorenzetti Giulio “Venezia e il suo estuario” Ed. Lint Trieste 1963 ristampa 1980 Tassini Giuseppe “Curiosità Veneziane” Filippi Editore Venezia IX Ed. 1988 ristampa 1990 (I Ed. 1863)

Ruskin John “Le pietre di Venezia” Arnoldo Mondadori Editore 1982 Brusegan Marcello “I monumenti di Venezia” Newton Compton Editori 2005