Palazzo Corner Contarini dai Cavalli

Palazzo Corner Contarini dai Cavalli (in talune fonti, es. Brusegan, indicato in dei Cavalli) è così detto per i due cavalli del cimiero, negli stemmi della facciata in stile gotico-fiorito, ultima fase del dello stile gotico, così detto per i motivi vegetali spesso posti a coronare i prospetti. Il Palazzo si affaccia sul Canal Grande ed è diviso da Palazzo Grimani dal Rio di San Luca.
E' sede della Corte d'Appello dall'estate del 1997.

Acquistato dall'Amministrazione Comunale nel 1970 per integrare gli insufficienti locali di Palazzo Grimani destinati alla Corte d'Appello è stato oggetto di un radicale intervento di restauro, su progetto del Professor Architetto Antonio Foscari. Secondo le fonti è stato eretto per Jacopo Corner dal Banco, figlio di Donato. I predetti elementi gotici si trovano soltanto nel piano nobile e sono costituiti da una esafora basata sullo stile del  Palazzo Ducale affiancata da due finestre singole, parimenti con traforo. Verso il Rio de San Luca tutte le aperture gotiche furono sostituite di archi a tutto sesto, ma anche il mezzanino (più tardi il casinò del N.H. Morosini) ed il terzo piano furono ricostruiti, forse nel Seicento.

Palazzo Corner Contarini dai Cavalli così come oggi si presenta, è l'esito di una lunga serie di interventi. La fase più significativa sembra avere inizio nel 1445, quando assume fino al piano nobile l'aspetto gotico, probabilmente in linea con la volontà di rinnovamento che il Maggior Consiglio aveva espresso con la deliberazione del 27 settembre 1422 di ampliamento del Palazzo Ducale, con la costruzione dell'ala ovest in cui compaiono le finestre a traforo. Il "capitano di terra” Jacopo Cavalli, aveva reso un grande servigio alla Repubblica e conseguentemente vi era stata la sua iscrizione al patriziato. In tale contesto si può ritenere che gli artefici e le maestranze impegnate a Palazzo Ducale siano i responsabili del programma edilizio di Palazzo Cavalli.

Di altissima qualità appare infatti la composizione degli elementi quattrocenteschi della facciata. Nell'originaria distribuzione planimetrica del palazzo al Piano Terreno prendeva accesso dal portale d'acqua che si apre sul Canal Grande, un androne di larghezza minore del portego superiore; il rivestimento delle pareti era decorato con un intonaco decorato ad elementi bianchi e rossi di cui restano alcune tracce. Ai lati dell'androne si aprivano degli alti magazzini. Nella testata, esso voltava in un portico che delimitava una corte, elemento fondamentale e significativo di ciascun palazzo gotico (come ad esempio Ca’ D’Oro). Dalla corte, delimitata verso lo spazio pubblico da un muro di mattoni merlato, si saliva al piano nobile con una scala esterna; della quale restano: alcuni elementi decorativi, come un leone e una scultura terminale; le tracce di alcuni scalini ed il pianerottolo d'arrivo, in pietra; una porticina sormontata da alcune decorazioni a fresco che dava accesso al sottoscala.

La scala accedeva ad una loggia coperta, di cui resta solo una colonna, inglobata nella muratura del primo piano. Dalla loggia si passava al "Portego" che "sfondava" fino alla grande polifora che si affaccia sul Canal Grande. Le fasi più significative dei vari interventi edilizi subiti dal palazzo possono così riassumersi. Una prima fase viene a cadere grosso modo a cavallo fra il XVI e il XVII secolo. Questa prima fase è forse conseguenza del trasferimento del ramo principale della famiglia Cavalli a San Vidal. Il palazzo viene sopraelevato di un piano, sostanzialmente per ragioni "speculative": ricavare "sopra" il nucleo esistente una nuova unità residenziale, da locare. Tecnicamente ciò risulta possibile dacché la fabbrica edificata alla metà del sec. XV e le sue fondazioni hanno certamente raggiunto un assestamento definitivo e soddisfacente; e dal punto di vista economico, l'iniziativa è quanto mai attuale già alla fine del XVI secolo per l'aumento delle attività burocratico amministrative e quindi per la richiesta sempre sostenuta di residenze borghesi. La "sopraelevazione" non dispone infatti alcun portego, né di magazzini o depositi al Piano Terreno che ne consentano un uso commerciale-aziendale, di tipo mercantile. Ma anche la nuova residenza, in ossequio alla tradizione veneziana, per avere un adeguato prestigio (e quindi una rendita corrispondente) deve essere dotata di un proprio ingresso d'acqua, e di una scala autonoma.

Restando una “riva" sul Canal Grande riservata al piano nobile viene realizzata una "riva" sul canale laterale, di San Luca. Essa dà accesso ad un vano che è ornato da portali austeri, sagomati con grandi bugne composte con mattoni disposti a raggera attorno all'arco e poi ricoperte di marmorino bianco. Da tale vano prende avvio una scala, costruita entro il corpo della fabbrica gotica. La scala sale direttamente al livello della “sopraelevazione", cioè al secondo piano nobile, senza alcuna sosta al primo piano il quale continua ad essere una unità edilizia autonoma.

Non solo la foggia quasi serliana dei portali ma anche il concetto di scala interna è tardo cinquecento o di qualche decennio posteriore; e sembra essere una ulteriore riprova di questo momento storico e culturale l'interessante tipologia delle doppie rampe incrociate. La scala a doppie rampe incrociate consente di collegare al primo piano nobile (privato delle sue precedenti soffitte) di ampliare in un secondo momento le sue dotazioni; perché infatti essa consente di accedere — senza intersecare il piano superiore — ad una serie ulteriore di vani costruiti in posizione arretrata rispetto al Canal Grande, sopra il secondo piano.

L'ammezzamento degli alti locali del piano terreno costituisce un ulteriore passo nella "riduzione" della primitiva tipologia aziendale mercantile del palazzo; esso comporta infatti una eliminazione dei depositi e dei magazzini per le derrate.
In questo modo, si compie una trasformazione progressiva dell'edificio originario in senso borghese. Nella seconda metà del settecento, sempre in quest'ottica, il decoro del secondo piano viene rinnovato, anche con una serie di decorazioni a fresco dei soffitti. Tali affreschi — per ora inediti — si possono attribuire con sufficiente certezza a Jacopo Guarana. E la responsabilità di tale chiamata si può forse assegnare a Giulio Contarini (1699-1790) la cui attività nel campo edilizio è testimoniata dall'impegnativo restauro del contiguo palazzo di sua proprietà, avviato nel 1749, e dal restauro della villa di Val Nogaredo, sui colli Euganei dove egli chiama, per gli affreschi, proprio Jacopo Guarana.

Il Guarana risulta iscritto alla fraglia dei pittori veneziani a partire dal 1744 (Favaro). Nel 1756 entrò a far parte della nuova Accademia veneziana di pittura e scultura, di cui fu presidente nel 1774 e nel 1784; inoltre, come ricorda Moschini (1806, p. 85), "egli ebbe l'onore d'essere ascritto alle Accademie di Firenze e di Bologna". Egli fu soprattutto ricercato dalla nobiltà per affrescare le proprie dimore cittadine e le ville di campagna, divenendo uno dei più importanti decoratori del Settecento. A palazzo Corner-Contarini dai Cavalli particolare appare il soffitto con Apollo sul carro, che insieme agli altri presenti nel palazzo sono stati restaurati nel 1979, nell’ambito del progetto generale di restauro. Nei secoli XIX e XX lo sviluppo della funzione residenziale e terziaria sancita dal governo austriaco ed avvallata dal Regno d'Italia non fa che confermare questo processo di trasformazione; (sopra i tetti viene inoltre costruita una grande terrazza coperta, delimitata dai muri di spina, tra¬sformata poi in ulteriore sopraelevazione; ora demolita se¬condo le indicazioni del progetto comunale).

Si procede ad una ridefinizione del decoro del primo piano, il cui interno viene trasformato ed ornato secondo i canoni del gusto neogotico allora in auge; siamo al 1890 circa (come si deduce dalle date dei rivestimenti di carta alle pareti). Siamo in pieno nel clima pomposo della cultura ufficiale del a fine del secolo scorso. E' in qualche modo clamoroso, e tipico di questo momento culturale, che questo "restauro" comporti la demolizione di uno degli elementi gotici più significativi della tipologia originaria; cioè la scala esterna. Una nuova scala in legno viene costruita "sotto" il portico e sale al primo piano "sfondando" il solaio. E di conseguenza anche il portico viene chiuso.

Comunque il processo avviato procede anche oltre, in modo sempre più degradato, fino al 1950 circa, e sempre nell'ottica di ottenere un numero sempre maggiore di alloggi per aumentare la rendita dell'immobile.
Il mezzanino viene "svincolato" dall'androne, con un autonomo accesso dalla calletta ed un ballatoio che attraversa pensile l'androne del secondo piano nobile. Per rendere autonomi i locali dell'edificio costruito a sud del palazzo, si taglia in due il cortile; un portale di recupero segna l'accesso principale da quello degli alloggi minori; una pare del cortile viene coperta.
Questa serie di manomissioni e soprattutto di aggiunte ha tolto molta qualità all'impianto del palazzo Cavalli, divenuto poco a poco un condominio disordinato.

Il restauro, dopo aver disposto l'eliminazione delle superfettazioni più intollerabili – ha preso atto di questo sistema di stratificazioni che è il prodotto della trasformazione graduale di una città mercantile in un inse¬diamento borghese a forte specializzazione terziaria; e tuttavia cerca di ricondurre tale sistema ad una organizzazione unitaria in quanto necessario all'espletamento delle funzioni amministrative che si intendono ospitare nel palazzo.

Fonti:
Progetto di restauro del Professor Architetto Antonio Foscari
Brusegan Marcello “I monumenti di Venezia” Newton Compton Editori 2005